• Dal comandamento alla pienezza: il Vangelo che libera
    Feb 20 2026

    Nel cuore del capitolo quinto di Matteo, Gesù non abolisce la Legge, ma la porta alla sua profondità più autentica. Le cosiddette “antitesi” non sono un aggravio di regole, bensì un invito a vivere i comandamenti in modo maturo, interiore, libero.

    Come evitare i due estremi — il libertinismo che svuota la Legge e il legalismo che la rende opprimente?

    Come accogliere la grazia che ci permette di vivere il Vangelo con equilibrio e sapienza?

    In questo video riflettiamo su una pagina esigente ma liberante: un cammino verso una fede più consapevole, umana e profonda.



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    7 mins
  • Povero popolo…
    Feb 18 2026

    Nel nuovo video, il Mº Aurelio Porfiri parte da un’esperienza concreta e quotidiana — la partecipazione al funerale del suo storico barbiere nel giorno del Mercoledì delle Ceneri — per sviluppare una riflessione lucida e provocatoria sul rapporto tra popolo e liturgia.

    Ciò che lo colpisce non è solo la grande partecipazione, ma la distanza evidente tra le persone presenti e ciò che accadeva durante la Messa: gesti non compresi, distrazione diffusa, scarsa consapevolezza del rito. Da qui nasce una domanda di fondo: davvero le riforme liturgiche pensate “per il popolo” hanno aiutato il popolo?

    Con il suo stile diretto e senza retorica, Porfiri mette in discussione un certo modo di intendere la pastorale postconciliare, sostenendo che non si avvicina il popolo alla liturgia abbassandone il livello, ma educandolo alla sua bellezza, alla sua oggettività e alla sua profondità.

    Un intervento che invita a ripensare seriamente cosa significhi formare il popolo alla Messa — e non semplicemente adattare la Messa al popolo.



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    10 mins
  • Siete la luce del mondo: una chiamata comunitaria
    Feb 9 2026

    Nell’omelia pronunciata l’8 febbraio 2026, V domenica del Tempo Ordinario, nella chiesa di Santa Maria in Cappella, il diacono Massimiliano Floridi prosegue la lettura del capitolo quinto del Vangelo di Matteo, soffermandosi sulle celebri immagini del sale della terra e della luce del mondo.

    Dopo il “programma” delle Beatitudini, Gesù mostra come questa luce si rifletta nella vita di chi lo segue. Ma l’accento, come sottolinea Floridi, non è posto sull’individuo isolato: Gesù parla sempre al plurale, ai discepoli come comunità. La luce che illumina il mondo non è quella di una singola lampada, ma quella di una città, fatta di molte luci insieme.

    L’omelia invita così a evitare una lettura individualistica del Vangelo, ricordando che l’esaltazione voluta da Cristo non è quella del singolo, bensì della Chiesa come comunità. Solo insieme i cristiani possono essere luce e dare sapore al mondo, a quel “pane” spesso duro e difficile che è la realtà del nostro tempo.

    In un’epoca segnata dalla crisi delle istituzioni e da una forte enfasi sull’individuo, questa riflessione richiama con forza la vocazione ecclesiale alla comunione. Il vero rischio, avverte Floridi, non è quello di essere “troppo”, ma di essere troppo poco: un sale che perde sapore, una luce che rimane chiusa dentro le mura della comunità.

    Un’omelia che interpella la Chiesa di oggi e invita a riscoprire lo “stare insieme” come unica via per essere davvero luce nel mondo, affidando questa chiamata alla preghiera e all’intercessione di Maria.



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    5 mins
  • Tra Chiesa e palcoscenico: una riflessione sul caso Ravagnani
    Feb 7 2026

    In questo video, il Mº Aurelio Porfiri propone una riflessione pacata ma incisiva su una vicenda che ha suscitato grande eco nella stampa cattolica e non solo: quella del sacerdote e influencer Alberto Ravagnani, che ha annunciato la decisione di lasciare il ministero sacerdotale.

    Lontano da giudizi sommari o da commenti sensazionalistici, Porfiri invita anzitutto alla preghiera per Don Alberto, ricordando come le motivazioni profonde della sua scelta non siano del tutto chiare e meritino rispetto e discrezione. Allo stesso tempo, il video affronta alcuni nodi emersi nelle interviste rilasciate da Ravagnani, in particolare l’idea di “lasciare la Chiesa per tornare umano”, il tema del celibato, della affettività, e il rapporto tra umanità, corpo e vocazione sacerdotale.

    La riflessione si sviluppa mettendo a confronto tali affermazioni con la visione cattolica del sacerdozio, nella quale la rinuncia non è negazione dell’umanità, ma sublimazione e orientamento verso un fine più alto. Viene inoltre toccato il delicato rapporto tra presenza mediatica, palcoscenici virtuali e vita ecclesiale, interrogandosi su quanto l’esposizione pubblica possa diventare, talvolta, una prova difficile da sostenere.

    Un contributo che non pretende di chiudere il dibattito, ma di comprendere più a fondo una crisi personale come segno di questioni più ampie, che riguardano la Chiesa oggi, il modo di vivere il ministero e la sfida di rimanere fedeli alla propria identità in un contesto fortemente mediatizzato.



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    10 mins
  • La forza scandalosa delle Beatitudini
    Feb 6 2026

    Nell’omelia tenuta il 1° febbraio 2026 nella chiesa di Santa Maria in Cappella, il diacono Massimiliano Floridi accompagna l’assemblea nel cuore del Vangelo di Matteo, soffermandosi sul capitolo quinto: il grande discorso di Gesù, le Beatitudini, vero e proprio programma di vita cristiana.

    Partendo dal carattere catechetico del Vangelo matteano, Floridi mette in luce la forza dirompente delle parole di Gesù: un rovesciamento radicale dei criteri umani, che proclama beati i poveri, gli afflitti, i miti, gli operatori di pace. Non si tratta di un invito al pauperismo né di una serie di doveri morali, ma – come ricorda l’esegesi – di una liberazione e di una illuminazione: una nuova logica che svela il Regno di Dio.

    Particolarmente incisiva è la riflessione sulla povertà “in spirito”, intesa non come semplice condizione materiale, ma come condizione antropologica universale: davanti a Dio siamo tutti poveri, mancanti, bisognosi di misericordia. Da qui nasce l’umiltà, indicata come vero punto di partenza della vita cristiana e come autentica beatitudine.

    L’omelia si conclude richiamando la testimonianza stessa di Cristo, che non solo ha annunciato questo messaggio, ma lo ha vissuto fino in fondo, facendosi povero, operatore di pace, e accettando le conseguenze di una vita controcorrente. Un invito forte e attuale a lasciarsi liberare dal Vangelo e a riconoscere, senza paura, la propria povertà davanti a Dio.



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  • Non c’è amore senza dolore
    Jan 22 2026

    Nel contesto solenne dei vespri di sant’Agnese, celebrati nella cappella del Palazzo Doria Pamphili, l’omelia del cardinale Fortunato Frezza ha offerto una meditazione intensa e radicale sul cuore del messaggio evangelico: la beatitudine che passa attraverso la sofferenza accolta per Cristo.

    Riprendendo le parole dell’Apostolo, che a loro volta riecheggiano il Discorso della Montagna, il Cardinale ha ricordato come il Vangelo non prometta l’assenza del dolore, ma una trasformazione profonda della sofferenza quando essa diventa testimonianza. “Beati voi quando vi perseguiteranno”: parole che attraversano i secoli e che sono giunte fino a noi grazie a uomini e donne, giovani e anziani, che hanno fatto di questo annuncio un vero codice di vita.

    La riflessione si è concentrata sul significato autentico del martirio: testimonianza suprema di Cristo, inaugurata dal Signore stesso sulla croce e proseguita nella storia della Chiesa attraverso il sangue dei martiri. Un sangue che non ritorna nelle vene, ma che feconda la terra e la trasforma, così come trasforma la vita dei credenti che vi entrano in contatto.

    In questo orizzonte si colloca la figura di sant’Agnese: lontana nel tempo, ma sorprendentemente presente, capace ancora oggi di “crescere” nella vita della Chiesa. Il suo esempio non è solo memoria del passato, ma immagine viva di ciò che Cristo ha compiuto per noi e di ciò a cui ogni credente è chiamato: trovare pace, gioia e pienezza nell’appartenenza a Cristo, anche quando essa passa attraverso il sacrificio.

    Un’omelia che richiama con forza una verità spesso dimenticata: non c’è amore senza dono totale di sé, e non c’è autentica testimonianza cristiana senza la disponibilità a condividere, fino in fondo, la logica della croce.



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  • Dal Giordano al nostro tempo: la forza silenziosa dell’umiltà cristiana
    Jan 13 2026

    Con la festa del Battesimo del Signore si chiude il tempo del Natale, ma si apre una delle rivelazioni più profonde sull’identità di Gesù. Nell’omelia tenuta l’11 gennaio 2026 nella chiesa di Santa Maria in Cappella, il diacono don Massimiliano Floridi accompagna i fedeli dentro il mistero di un Dio che sceglie l’umiltà come via della salvezza.

    Perché Gesù, senza peccato e Figlio di Dio, accetta il battesimo di Giovanni, un rito di purificazione riservato ai peccatori? La risposta non è teorica, ma esistenziale: Gesù sceglie di condividere fino in fondo la condizione umana, di “adempiere ogni giustizia” aderendo al progetto del Padre insieme agli uomini, non sopra di loro.

    Il battesimo al Giordano diventa così una manifestazione luminosa di un Dio che non si impone, ma serve; che non si esalta, ma si abbassa; che non domina, ma accompagna. In un mondo segnato da violenza, arroganza, guerre e nuove forme di suprematismo, questa festa interpella profondamente la coscienza personale, comunitaria e persino sociale dei cristiani.

    L’omelia si conclude come un forte appello alla testimonianza: se Cristo ha scelto la via dell’umiliazione e del servizio, quanto più noi siamo chiamati a riconoscere i nostri limiti e a rendere visibile, ciascuno nel proprio ruolo, la luce discreta ma potentissima del Vangelo.



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  • Epifania del Signore: il mistero del Verbo fatto carne
    Jan 11 2026

    Con la solennità dell’Epifania del Signore si conclude il tempo liturgico del Natale, durante il quale la Chiesa ha ripercorso gli eventi decisivi della storia della salvezza legati alla nascita del Figlio di Dio. Nell’omelia pronunciata il 6 gennaio 2025 nella chiesa di Santa Maria in Cappella, padre Roberto Spataro, Salesiano, ha offerto una profonda riflessione sul mistero dell’Incarnazione, mettendo in dialogo liturgia, arte e musica sacra.

    Padre Spataro ha ricordato come l’arte sacra, nelle sue molteplici forme, abbia da sempre raccontato questi eventi straordinari: non solo attraverso le arti visive, ma anche tramite la musica sacra, capace di tradurre in suono la Parola di Dio. In questo contesto si inserisce l’esecuzione, durante la comunione eucaristica, del canto gregoriano Puer natus est in Bethlehem, composto da quindici strofe che narrano i principali episodi evangelici della Natività: dall’Annunciazione alla nascita a Betlemme, dalla visita dei pastori all’adorazione dei Magi, arricchiti da riferimenti profetici come la presenza del bue e dell’asino, annunciata da Isaia.

    Con poesia sobria ed essenziale, il canto gregoriano – ha sottolineato il celebrante – accompagna l’anima nel mistero, sostenendo con la bellezza delle sue melodie le parole della Sacra Scrittura tradotte in musica. Ma è nella penultima strofa che emerge il significato più profondo del Natale:Ut redderet nos homines Deo et sibi similes — un bambino è nato a Betlemme per renderci simili a Dio Padre e a se stesso.

    Qui si manifesta il cuore del mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio non è venuto ad abolire il dolore, la malattia o la morte, realtà che accompagnano la condizione umana, ma a trasfigurare l’uomo, rendendolo partecipe della vita divina. Un tema caro anche a Benedetto XVI, richiamato nell’omelia, che invita a comprendere il Natale come l’inizio di una trasformazione radicale dell’umanità.

    L’omelia è proposta anche nel video integrale, per permettere a tutti di riascoltare e meditare questo ricco insegnamento nel contesto della liturgia dell’Epifania.



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