La forza scandalosa delle Beatitudini
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Nell’omelia tenuta il 1° febbraio 2026 nella chiesa di Santa Maria in Cappella, il diacono Massimiliano Floridi accompagna l’assemblea nel cuore del Vangelo di Matteo, soffermandosi sul capitolo quinto: il grande discorso di Gesù, le Beatitudini, vero e proprio programma di vita cristiana.
Partendo dal carattere catechetico del Vangelo matteano, Floridi mette in luce la forza dirompente delle parole di Gesù: un rovesciamento radicale dei criteri umani, che proclama beati i poveri, gli afflitti, i miti, gli operatori di pace. Non si tratta di un invito al pauperismo né di una serie di doveri morali, ma – come ricorda l’esegesi – di una liberazione e di una illuminazione: una nuova logica che svela il Regno di Dio.
Particolarmente incisiva è la riflessione sulla povertà “in spirito”, intesa non come semplice condizione materiale, ma come condizione antropologica universale: davanti a Dio siamo tutti poveri, mancanti, bisognosi di misericordia. Da qui nasce l’umiltà, indicata come vero punto di partenza della vita cristiana e come autentica beatitudine.
L’omelia si conclude richiamando la testimonianza stessa di Cristo, che non solo ha annunciato questo messaggio, ma lo ha vissuto fino in fondo, facendosi povero, operatore di pace, e accettando le conseguenze di una vita controcorrente. Un invito forte e attuale a lasciarsi liberare dal Vangelo e a riconoscere, senza paura, la propria povertà davanti a Dio.
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