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Siete la luce del mondo: una chiamata comunitaria

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Nell’omelia pronunciata l’8 febbraio 2026, V domenica del Tempo Ordinario, nella chiesa di Santa Maria in Cappella, il diacono Massimiliano Floridi prosegue la lettura del capitolo quinto del Vangelo di Matteo, soffermandosi sulle celebri immagini del sale della terra e della luce del mondo.

Dopo il “programma” delle Beatitudini, Gesù mostra come questa luce si rifletta nella vita di chi lo segue. Ma l’accento, come sottolinea Floridi, non è posto sull’individuo isolato: Gesù parla sempre al plurale, ai discepoli come comunità. La luce che illumina il mondo non è quella di una singola lampada, ma quella di una città, fatta di molte luci insieme.

L’omelia invita così a evitare una lettura individualistica del Vangelo, ricordando che l’esaltazione voluta da Cristo non è quella del singolo, bensì della Chiesa come comunità. Solo insieme i cristiani possono essere luce e dare sapore al mondo, a quel “pane” spesso duro e difficile che è la realtà del nostro tempo.

In un’epoca segnata dalla crisi delle istituzioni e da una forte enfasi sull’individuo, questa riflessione richiama con forza la vocazione ecclesiale alla comunione. Il vero rischio, avverte Floridi, non è quello di essere “troppo”, ma di essere troppo poco: un sale che perde sapore, una luce che rimane chiusa dentro le mura della comunità.

Un’omelia che interpella la Chiesa di oggi e invita a riscoprire lo “stare insieme” come unica via per essere davvero luce nel mondo, affidando questa chiamata alla preghiera e all’intercessione di Maria.



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