Il viaggio di Cute Project ci porta tra i corridoi silenziosi di un ospedale e le stanze piene di vita dell’orfanotrofio Sabouyo.
L’incontro è con Fatuma Momuni, direttrice di Sabouyo e madre di tanti bambini. Tra loro c’è anche sua figlia, la piccola Zaniat, quattro anni, arrivata in missione con una mano chiusa da una grave ustione. Un gesto semplice - afferrare, salutare, giocare - era diventato impossibile. L’intervento chirurgico non è solo un’operazione: è il ritorno alla libertà di muoversi, studiare, crescere.
Attraverso la voce di Fatuma entriamo a Sabouyo, nato nel 2012 da una domanda tanto semplice quanto radicale: “Chi si prende cura di chi non arriva nemmeno a scuola?”. Da quella domanda è nato un luogo che è casa, protezione e futuro per i bambini più vulnerabili del Benin.
Fatuma racconta la ferita più profonda che vede ogni giorno: non quella sulla pelle, ma l’assenza di calore umano. E racconta le donne che, dentro l’orfanotrofio, tengono in piedi tutto: infermiere, educatrici, assistenti sociali. Le nuove Amazzoni del Benin. Non guerriere armate, ma custodi della vita.
Dalla sala operatoria alle stanze di Sabouyo, il filo conduttore è lo stesso: la cura come atto di ribellione contro l’indifferenza.
Ascolta la storia di Fatuma e scopri come una mano che si riapre può diventare il simbolo di un futuro che torna ad allargarsi.