Omicidi vettoriali
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Terza puntata di Darknet. Il titolo per una volta non è un incidente: "Omicidi vettoriali" tiene insieme il rendering poligonale di Danilo e i delitti di provincia di Irene, e ci riesce meglio di quanto meritasse.
Danilo — storia della grafica 3D. Dai quadratini di luce che sua madre già faceva a punto croce, fino al ray tracing che negli anni '90 si lanciava la sera sull'Amiga e si sperava finisse per l'ora di pranzo del giorno dopo. Doom e Wolfenstein 3D su Amiga non sono mai usciti: niente virgola mobile, quindi lo schermo restava un francobollo. E su Toy Story 2: il film si è quasi perso per sempre, cancellato per sbaglio dai server della Pixar — salvato solo perché una dipendente in maternità aveva ancora una copia sincronizzata da casa.
Irene — i misteri di Alleghe. Un paese di mille anime sul lago, quattro morti in tredici anni, e ogni volta gli stessi compaesani che si voltano dall'altra parte: un "suicidio" con il rasoio richiuso e riposto con cura lontano dal corpo, un annegamento archiviato come sonnambulismo, due coniugi freddati per strada perché al bar parlavano troppo. Il paese sapeva tutto e stava zitto per paura della famiglia più ricca del posto — finché uno dei testimoni, ubriaco al bancone, non ha iniziato a dirlo a voce troppo alta. Nota a margine: quando Irene ha chiesto aiuto all'IA per ripassare i fatti, quella le ha raccontato con sicurezza tutt'altro delitto, in tutt'altra regione.