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Leggere Amare Vivere

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By: Francesco Sartori
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Summary

Le più belle riflessioni sui grandi autori di filosofia e teologia della storia.Copyright Francesco Sartori
Episodes
  • La pioggia nel pineto: l'arte dell'illusione
    May 15 2026
    Molti pensano sia una semplice ode alla natura, ma la lirica di D'Annunzio è un esperimento radicale per cancellare l'identità umana. Scopri come il poeta trasforma le parole in pura sinfonia.

    La pioggia nel pineto

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove su i pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,

    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.

    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitìo che dura
    e varia nell’aria
    secondo le fronde
    più rade, men rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    né il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro

    altro ancóra, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immersi
    noi siam nello spirto
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo vólto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.

    Ascolta, ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,

    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Non s’ode voce del mare.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.
    La figlia dell’aria
    è muta; ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.

    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga

    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pèsca
    intatta,
    tra le pàlpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alvèoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i mallèoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri vólti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggieri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,

    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.


    Gabriele D'Annunzio

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    12 mins
  • Francesco Sartori: Poesia Mistica e ... Digitale
    May 14 2026
    MalikIl poeta contemporaneo Francesco Sartori unisce la teologia mistica bizantina agli algoritmi della comunicazione multimediale, creando un'opera dove il naufragio esistenziale diventa la chiave per la trascendenza. Questa fusione tra l'antico misticismo e la tecnologia moderna solleva interrogativi complessi sul ruolo della poesia nella nostra epoca. Rachel, la definizione che Sartori dà del proprio lavoro è "Poesia Mistica e Metafisica", una tichetta che sembra quasi anacronistica in un panorama letterario dominato dal cinismo o dal frammento quotidiano.RachelIl contrasto è il nucleo della sua poetica. Sartori, nato a Schio nel 1953, ha una biografia che riflette questa doppia tensione. I registri biografici, inclusi i dettagli presenti sul suo sito ufficiale e negli archivi editoriali, mostrano che ha trascorso l'infanzia a Montreal, in Canada, per poi tornare in Italia nel 1960. Questo passaggio dalle immense distese nordamericane alla rigorosa educazione classica del Liceo Zanella in Veneto ha strutturato la sua percezione dello spazio e del divino. Ha iniziato a scrivere giovanissimo. La sua prima raccolta, "Ho visto Dio", è stata pubblicata nel 1971, raccogliendo testi scritti tra i dodici ei quindici anni. Fin da quelle prime prove, la tensione verso una verità assoluta era palese.MalikQuella ricerca giovanile si trasforma in qualcosa di molto più ruvido con la maturità. Facciamo un salto al 2003, con la pubblicazione di "Ignudi Naufraghi fra Samo e Patmos". Il titolo stesso evoca l'esilio, l'isolamento. L'opera ha ricevuto la Menzione d'onore al Premio Europeo di Letteratura Eugenio Montale nel 2006. Leggendo le recensioni dell'epoca e l'analisi del catalogo Phasar, emerge un ritratto dell'uomo contemporaneo spogliato di ogni certezza, un fallimento cosmico. Qual è la natura di questo naufragio nella visione di Sartori?RachelNon è un naufragio romantico, dove l'eroe soccombe di fronte alla natura maestosa. Sartori descrive un collasso strutturale del senso. L'uomo contemporaneo si scopre nudo perché ha perso i riferimenti metafisici. Il naufragio è l'esperienza del nulla, la consapevolezza dell'insignificanza. In quest'opera, l'autore arriva a maledire gli inganni della vita. È una discesa nell'abisso del nichilismo, affrontata con una passione epica. L'eroismo quotidiano di cui parla Sartori consiste nel guardare in faccia questo vuoto senza filtri.MalikQuesta discesa nel nichilismo sembra contraddire l'etichetta di "poeta della luce". Se l'esistenza è un inganno e il naufragio è totale, dove si colloca la metafisica? Il rischio di una posizione del genere è fermarsi alla disperazione, trasformare la poesia in un mero lamento sull'assurdità della condizione umana.RachelLa contraddizione è solo apparente, Malik. Nella teologia mistica, che Sartori conosce a fondo grazie alla sua laurea in Scienze Religiose presso la Pontificia Università della Santa Croce, il buio totale è il preludio all'illuminazione. È la via negativa. L'esperienza del nulla in "Ignudi Naufraghi" crea una sete devastante di assoluto. Senza la demolizione delle false certezze terrene, l'anima non può aprirsi alla ricerca di un approdo. Il naufragio diventa uno strumento epistemologico, il grado zero da cui iniziare la risalita verso la luce.MalikQuesta risalita prende una forma specifica nel 2008 con "Donna di Luce", un'opera che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Concorso Città della Spezia. Qui il vuoto del cosmo viene riempito da una figura precisa. I testi accademici e le presentazioni dell'opera indicano che l'ispirazione deriva dalla contemplazione delle icone mariane bizantine. La figura di Maria non è trattata solo in chiave devozionale, ma assume un ruolo filosofico, quasi architettonico, nel cosmo di Sartori.RachelL'icona bizantina non è un ritratto, è una porta teologica. Sartori utilizza la figura mariana come simbolo di mediazione perfetta tra il Creatore incrollabile e la creatura naufragata. In "Donna di Luce", Maria offre un porto di pace all'umanità dolente. Il linguaggio poetico di Sartori, radicato nella grande tradizione mediterranea ma incline a sperimentazioni formali, costruisce la figura della Vergine come un faro. Quando le tenebre dell'ingiustizia e della disperazione assediano l'uomo, questa luce diventa l'unica via per ricostruire le macerie.MalikLa ricostruzione raggiunge il suo apice nel 2017 con "Mistica danza". Questo progetto introduce un elemento biografico e relazionale inaspettato: è stato scritto a quattro mani con suo figlio, Emanuele Sartori. Le cronache letterarie, tra cui i resoconti del Festival di Fede & Cultura di Verona, descrivono questo libro come la testimonianza di una trasfigurazione. Due vite cambiate dalla grazia. Inserire il proprio vissuto familiare in un poema teologico altera la distanza tipica della poesia metafisica.RachelRompe l'astrazione, incarnando il concetto teologico nella carne viva di una famiglia. "Mistica danza", ...
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    Ugo Foscolo - In morte del fratello Giovanni

    Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
    Di gente in gente; mi vedrai seduto
    Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
    Il fior de’ tuoi gentili anni caduto:


    La madre or sol, suo dì tardo traendo,
    Parla di me col tuo cenere muto:
    Ma io deluse a voi le palme tendo;
    E se da lunge i miei tetti saluto,


    Sento gli avversi Numi, e le secrete
    Cure che al viver tuo furon tempesta;
    E prego anch’io nel tuo porto quiete:


    Questo di tanta speme oggi mi resta!
    Straniere genti, l’ossa mie rendete
    Allora al petto della madre mesta.
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    6 mins
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