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  • 23.12.2022 Poche ore dall'invasione - Il discorso di Zelensky
    Feb 23 2026

    "Vorrei rivolgermi direttamente ai cittadini russi, non come presidente, ma come cittadino dell’Ucraina, e mi rivolgo ai cittadini della Russia come farei con i cittadini dell’Ucraina.

    Condividiamo un confine di oltre 2.000 chilometri. I vostri soldati sono di stanza lungo tutto il confine, quasi duecentomila soldati e migliaia di veicoli militari. I vostri leader hanno scelto di fare un passo avanti ed entrare nel territorio di un altro Paese.

    Quel singolo passo potrebbe essere l’inizio di una grande guerra nel continente europeo.Tutto il mondo parla di ciò che potrebbe accadere giorno per giorno. Il pretesto per una guerra potrebbe sorgere in qualsiasi momento. Qualsiasi provocazione, qualsiasi incidente, potrebbe essere la scintilla di un fuoco che brucia tutto.Vi è stato detto che questa fiamma porterà la liberazione al popolo ucraino. Ma il popolo ucraino è libero. Ricorda il proprio passato e costruirà il proprio futuro. Costruiscono, non distruggono, come loro stessi vi hanno detto giorno dopo giorno in televisione. L’Ucraina dei vostri notiziari e l’Ucraina della vita reale sono due posti completamente diversi, e la differenza è che quest’ultima è reale.

    Vi dicono che siamo nazisti. Ma come può un popolo che ha perso otto milioni di vite per sconfiggere i nazisti sostenere il nazismo? Come posso essere un nazista? Ditelo a mio nonno, che ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale nella fanteria sovietica ed è morto colonnello in un’Ucraina indipendente.

    Vi dicono che odiamo la cultura russa. Come si può odiare una cultura? Qualsiasi cultura? I vicini arricchiscono sempre le reciproche culture.Tuttavia, noi non siamo parte di un tutto. Non potete inghiottirci. Siamo diversi. Ma questa differenza non è un motivo di inimicizia. Vogliamo determinare il nostro corso e costruire la nostra storia: in modo pacifico, calmo e onesto.Vi hanno detto che avrei ordinato un attacco al Donbass, ordinato sparatorie e bombardamenti indiscriminati. Questo porta ad alcune domande – alcune molto semplici.Contro chi stiamo sparando? Cosa stiamo bombardando? Donetsk, che ho visitato decine di volte? Dove ho guardato la gente in faccia, negli occhi? La via Artyoma, dove ho passeggiato con gli amici? La Donbass Arena, dove ho tifato per i nostri ragazzi insieme ai ragazzi ucraini agli Europei? Il parco Shcherbakov, dove ho bevuto con gli amici quando i nostri ragazzi hanno perso? Luhansk? Dove è sepolta la madre del mio migliore amico? Dove riposa anche suo padre?Questa è la nostra terra, e questa è la nostra storia. Per cosa combatterete e con chi? Molti di voi hanno visitato l’Ucraina. Molti di voi hanno parenti qui. Alcuni potrebbero aver studiato nelle università ucraine e aver fatto amicizia con gli ucraini. Conoscete il nostro carattere, conoscete il nostro popolo e conoscete i nostri principi. Conoscete i nostri valori. Quindi fermatevi e ascoltate voi stessi, la voce della ragione, la voce del buon senso.Ascoltateci. Il popolo ucraino vuole la pace, così come il suo governo. Non solo la vogliono, ma dimostrano questo desiderio di pace. Fanno tutto quello che possono. Non siamo soli: è la verità che l’Ucraina è sostenuta da molte nazioni. Perché? Non si tratta di pace ad ogni costo. Si tratta di pace e di principi, di giustizia, di diritto internazionale. Si tratta del diritto all’autodeterminazione, che ogni persona possa determinare il proprio futuro. Si tratta del diritto di ogni società e di ogni persona alla sicurezza, a una vita senza minacce. Sono certo che questi diritti sono importanti anche per voi.La verità è che tutto questo deve finire prima che sia troppo tardi. Se la leadership russa non vuole incontrarci al tavolo per il bene della pace, forse si siederà a quel tavolo con voi. Voi russi volete una guerra? Mi piacerebbe molto conoscere la risposta, ma questa risposta dipende solo da voi, dai cittadini della Federazione Russa."


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    1 min
  • L'ipocrisia di una certa sinistra
    Feb 23 2026

    Parliamo della tragedia dei bambini di Kherson, dove due piccoli di sette e un anno sono morti. Condividiamo una frase che ci ha colpito profondamente: le mamme di Kherson insegnano ai propri figli che se vedono il cielo, sono in pericolo. Non devono mai camminare allo scoperto. Le madri studiano percorsi sicuri per proteggere i loro bambini in una guerra dove il perdono sembra arrivare troppo tardi.

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    2 mins
  • Realtà vs Propaganda (pochi giorni prima d'invasione)
    1 min
  • 3 Giorni dall'invasione (21.02.2022)
    Feb 21 2026

    Discorso cruciale di Vladimir Putin del 21 febbraio 2022, tre giorni prima l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Analizziamo come Putin mette in dubbio l’esistenza stessa dell’Ucraina come Stato indipendente, ripetendo gli argomenti del suo saggio dell’anno precedente. Esaminiamo il riconoscimento delle repubbliche di Donetsk e Luhansk come Stati indipendenti e il decreto per l’invio di truppe militari. Discutiamo dell’escalation delle violazioni registrate dall’OCSE, dei 150-190.000 soldati schierati intorno all’Ucraina e di come il 21 febbraio rappresenti il momento in cui la guerra viene legalizzata nel linguaggio prima di scoppiare nei cieli ucraini.

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    2 mins
  • 4 Giorni dall'invasione (20.02.2022)
    Feb 21 2026

    Nel luglio 2021, pochi mesi prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Vladimir Putin pubblicò un lungo saggio intitolato “Sull’unità storica tra russi e ucraini”. Non era un semplice articolo accademico: era un vero manifesto politico.

    In questo documento, Putin sostiene apertamente che russi e ucraini sarebbero “un solo popolo”, che l’Ucraina moderna sarebbe un prodotto artificiale della storia sovietica e che la sua piena sovranità sarebbe possibile solo in stretta alleanza con la Russia. Secondo questa visione, l’indipendenza ucraina non è un fatto storico legittimo, ma un errore geopolitico da correggere.

    Il testo è fondamentale perché rappresenta una fonte primaria diretta: non interpretazioni di analisti, non speculazioni geopolitiche, ma le parole stesse del leader russo prima della guerra. Leggendolo oggi, molti passaggi suonano come una giustificazione ideologica anticipata dell’invasione del 2022.

    Il saggio costruisce una narrazione storica in cui la Rus’ di Kyiv viene presentata come origine esclusiva dello Stato russo, minimizzando lo sviluppo separato dell’identità ucraina nei secoli successivi e ignorando il lungo percorso politico, culturale e linguistico che ha portato alla formazione della nazione ucraina moderna.

    Capire questo documento significa capire che la guerra non nasce solo da questioni militari o dall’allargamento della NATO, ma anche da una visione storica e imperiale della Russia e del suo ruolo nello spazio post-sovietico.

    Se vogliamo comprendere davvero le cause del conflitto, dobbiamo partire dalle fonti dirette. E Putin, in quel saggio, aveva già scritto gran parte della storia che sarebbe arrivata pochi mesi dopo.

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    2 mins
  • 5 Giorni dall'invasione (19.02.2022)
    Feb 19 2026

    19 febbraio 2022. Mancano cinque giorni all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

    Nel Donbas la tensione non diminuisce, anzi. Dopo l’impennata del giorno precedente, il clima resta quello di una crisi fuori controllo: nelle 24 ore fino alla sera del 18 febbraio l’OSCE aveva registrato 1.566 violazioni del cessate il fuoco tra Donetsk e Luhansk, uno dei picchi più alti degli ultimi anni. Il 19 febbraio, mentre i report vengono pubblicati e analizzati, nei territori controllati dai separatisti filorussi si parla apertamente di mobilitazione generale e si continuano a organizzare evacuazioni verso la Russia di donne e bambini, presentate come misure di emergenza contro un presunto attacco ucraino che Kyiv nega.

    Intanto, le immagini satellitari diffuse in quei giorni mostrano un aumento costante di truppe, mezzi corazzati e unità logistiche russe attorno all’Ucraina. Le stime occidentali parlano già di 150.000–190.000 militari schierati tra Russia, Crimea occupata e Bielorussia, con ospedali da campo, rifornimenti e assetti pronti al combattimento.

    Sul piano diplomatico, i leader del G7 e diversi governi europei invitano Mosca alla de-escalation e alla diplomazia. Il Cremlino risponde accusando l’Occidente di “isteria” e “paranoia”, negando di avere intenzioni aggressive e sostenendo che si tratti di normali esercitazioni.

    Proprio il 19 febbraio, Vladimir Putin e Alexander Lukashenko assistono alle esercitazioni delle forze nucleari strategiche russe, con il lancio di missili balistici e ipersonici. Un segnale politico e militare fortissimo, mentre al confine ucraino la crisi continua a intensificarsi.

    Un giorno in cui le parole parlano di difesa e routine, ma i fatti – sul fronte e nei cieli – raccontano che la preparazione alla guerra è ormai completa.

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    1 min
  • 6 Giorni dall'invasione (18.02.2022)
    Feb 18 2026

    18 febbraio 2022. Mancano sei giorni all’invasione russa su larga scala.

    Nel Donbas scatta un segnale d’allarme enorme: secondo i report OSCE, nelle 24 ore monitorate fino alle 19:30 si registrano 222 violazioni del cessate il fuoco in Donetsk e 648 in Luhansk (con 135 e 519 esplosioni). È un salto netto rispetto a due giorni prima: 24 violazioni a Donetsk e 129 a Luhansk (15 febbraio). In pratica, il fronte “si accende” all’improvviso.

    Nello stesso giorno, i leader delle autoproclamate “Repubbliche Popolari” di Donetsk e Luhansk – entità separatiste sostenute da Mosca dal 2014 – annunciano evacuazioni di massa verso la Russia, presentandole come misura di emergenza per proteggere i civili da un presunto attacco ucraino, che Kyiv nega.

    Mentre la narrativa parla di “difesa” e “salvataggi”, attorno all’Ucraina restano già schierate forze russe in numeri stimati dall’Occidente tra 150.000 e 190.000 tra Russia, Crimea occupata e Bielorussia. Un giorno in cui propaganda e escalation sul terreno si incastrano, preparando il pretesto e l’atmosfera per ciò che accadrà il 24 febbraio.

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    2 mins
  • 7 Giorni dall'invasione (17.02.2022)
    Feb 17 2026

    17 febbraio 2022. A sette giorni dall’invasione su larga scala del 24 febbraio, nel Donbàs succede qualcosa che oggi, col senno di poi, suona come un campanello d’allarme enorme: l’intensità degli attacchi lungo la linea di contatto cresce di colpo.

    Secondo il monitoraggio OSCE (SMM), quel giorno si passa da numeri “da guerra statica” a un salto netto: Regione di Donetsk: 189 violazioni del cessate il fuoco (con 128 esplosioni) contro 24 del giorno precedente. Regione di Luhansk: 402 violazioni (con 188 esplosioni) contro 129 del giorno precedente. (1)

    Questa dinamica è coerente con l’idea di provocazione/creazione di pretesto: aumentare la pressione, far sembrare “inevitabile” una risposta, costruire una narrativa di escalation.

    Nel frattempo, gli avvertimenti dell’intelligence americana erano già pubblici e dettagliati. Proprio il 17 febbraio, al Consiglio di Sicurezza ONU, Antony Blinken descrive lo scenario di un possibile attacco imminente e la logica di un pretesto (“false flag”) prima dell’offensiva. (2)

    Il contesto: Donbàs 2014–2021 = guerra lunga, ma “statica” negli ultimi anni. Sulla guerra nel Donbàs spesso si sente dire “14.000 morti”. Il punto è: quel numero è totale (civili + combattenti) e la distribuzione nel tempo non è uniforme.

    Secondo ONU (OHCHR), nel periodo 2014–2021: 14.200 – 14.400 morti totali; 37.000 – 39.000 feriti totali; con un ordine di grandezza di ~4.400 forze ucraine uccise, ~6.500 membri dei gruppi armati uccisi, e ~3.4k civili uccisi. (3)

    E soprattutto: dopo la fase più sanguinosa 2014–2015, negli anni successivi il conflitto diventa a bassa intensità (poche decine di civili uccisi all’anno). (3)

    2021: l’erosione del cessate il fuoco. OSCE spiega che, dopo l’effetto iniziale delle misure di rafforzamento del cessate il fuoco del 2020, da gennaio 2021 si registra un aumento graduale delle violazioni, con un’erosione progressiva della tregua. (4)

    E a livello annuale, OSCE riporta 93.902 violazioni del cessate il fuoco nel 2021. (5)

    In altre parole: il 17 febbraio non arriva dal nulla. È il punto in cui la “guerra statica” smette di essere statica, e la curva torna a salire, pochi giorni prima del 24 febbraio.

    Fonti:
    (1) https://www.osce.org/sites/default/files/2022-02-17%20Daily%20Report_ENG.pdf

    (2) https://www.reuters.com/world/us-secretary-state-unexpectedly-speak-un-ukraine-meeting-2022-02-17/

    (3) https://ukraine.un.org/sites/default/files/2022-02/Conflict-related%20civilian%20casualties%20as%20of%2031%20December%202021%20%28rev%2027%20January%202022%29%20corr%20EN_0.pdf

    (4) https://www.osce.org/sites/default/files/f/documents/b/9/509519.pdf

    (5) https://www.osce.org/files/f/documents/2/a/511327.pdf

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    3 mins