• America Week - Episodio 56
    Mar 6 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana in America è sembrata infinita: una guerra con l'Iran che gran parte dell'opinione pubblica non voleva, il Congresso che ha rinunciato a esercitare fino in fondo il potere costituzionale, la cacciata di Kristi Noem dalla Homeland Security, l'uscita di nuovi dettagli sugli Epstein Files con Pam Bondi che sarà chiamata a difendersi in una deposizione al Congresso sotto giuramento, e perfino un senatore che alza in aula il sospetto di un intreccio tra Epstein, Trump e servizi segreti russi.

    abr/gtr
    (Video di Stefano Vaccara)
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    6 mins
  • America Week - Episodio 55
    Feb 27 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Qualsiasi cosa accada in America nel secondo anno del secondo mandato dell’amministrazione Trump, tutto continua a tornare lì: agli Epstein Files. Lo scoop del giornalista freelance Stephen Fowler, rilanciato per primo da NPR, ha allargato una crepa che sta diventando un canyon. Decine di pagine mancanti nel rilascio ufficiale dei documenti, legate alla denuncia nel 2019 di una donna che da minorenne sarebbe stata abusata da Jeffrey Epstein e, secondo quanto raccolto dall’FBI anni dopo, anche da Donald Trump. Se venisse confermato che il Dipartimento di Giustizia ha trattenuto o omesso materiale, saremmo davanti a un insabbiamento. E la prima a finire sotto pressione sarebbe la ministra della Giustizia Pam Bondi, che al Congresso ha ripetuto che non esiste altro materiale rilevante da pubblicare.

    sat/gtr
    (Video di Stefano Vaccara)
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    6 mins
  • America Week - Episodio 54
    Feb 20 2026
    NEW YORK (ITALPRESS) - Donald Trump vorrebbe voltare pagina. Ma lo scandalo Epstein non si chiude, non arretra, non svanisce. Anzi, più la Casa Bianca prova a spostare l’attenzione altrove, più il caso torna al centro del dibattito americano. È diventato qualcosa di più di un’inchiesta: è il simbolo di un sistema di potere che molti americani credono abbia protetto se stesso. Il segnale più clamoroso è arrivato dall’Europa. In Gran Bretagna la polizia ha arrestato l’ex principe Andrew nell’ambito delle indagini legate agli Epstein files, per poi rilasciarlo sotto inchiesta. Un evento senza precedenti nella storia recente della monarchia. Il messaggio, però, è arrivato chiarissimo anche negli Stati Uniti: se persino un membro della famiglia reale può essere fermato e interrogato, nessuno dovrebbe sentirsi intoccabile.
    E qui emerge il problema politico per Trump. Alla domanda sull’arresto di Andrew, il presidente ha risposto: “È una cosa molto triste” e “È terribile per la famiglia reale”. Una reazione che ha colpito molti osservatori perché rivela quanto la Casa Bianca sembri non comprendere la percezione americana dello scandalo. Per l’opinione pubblica non è una vicenda “triste” che danneggia una famiglia famosa. È una questione di responsabilità e di giustizia.

    fsc/gsl (video di Stefano Vaccara)
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    6 mins
  • America Week - Episodio 53
    Feb 13 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha assistito a qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: il crollo pubblico della credibilità del suo stesso sistema di giustizia. E il simbolo di questo crollo ha un nome preciso: Pam Bondi. Davanti al Congresso, nella sua audizione sugli Epstein files, il procuratore generale degli Stati Uniti non ha difeso la giustizia. Ha difeso il presidente. Per ore ha attaccato i parlamentari, evitato le domande cruciali e soprattutto ha ignorato le vittime. Undici sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein erano sedute nella sala. Donne che da minorenni sono state sfruttate, trafficate, abusate. Quando a Bondi è stato chiesto di voltarsi verso di loro e chiedere scusa per anni di ritardi, opacità ed errori del Dipartimento di Giustizia, si è rifiutata. Non si è girata. Quell’immagine resterà. È la fotografia politica di questo momento.

    sat/gtr
    (video di Stefano Vaccara)
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    6 mins
  • America Week - Episodio 52
    Feb 6 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Al potere in America non serve più nascondere, basta resistere qualche giorno e aspettare che l’opinione pubblica si stanchi. I “files” di Jeffrey Epstein sono il test più rivelatore. In un’altra epoca politica americana sarebbe bastata una frazione di ciò che sta emergendo dai nuovi Epstein files per scatenare una crisi presidenziale immediata. Oggi invece il presidente degli Stati Uniti invita il Paese a “passare oltre” e sostiene che dai documenti non sia uscito nulla su di lui. Ma la realtà è molto più inquietante.
    I documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, dopo la legge votata dal Congresso, sono milioni di pagine. Non contengono prove giudiziarie definitive contro Trump, ma il suo nome compare migliaia di volte, emergono riferimenti costanti ai rapporti tra Epstein e la sua cerchia e soprattutto una serie di segnalazioni e testimonianze giurate all’FBI. Sono accuse non verificate, certo. Ma alcune sono di una gravità estrema.

    sat/azn
    (video di Stefano Vaccara)
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    5 mins
  • America Week - Episodio 51
    Jan 30 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana Donald Trump ha dovuto suonare la ritirata, con Minneapolis che potrebbe diventare la città simbolo in cui la macchina della “verità alternativa” si è inceppata davanti all’unica cosa che oggi non si può controllare: un telefono acceso nelle mani di un cittadino.
    Sull’uccisione di Alex Pretti la reazione dell’amministrazione è stata quella ormai automatica: costruire subito una narrazione alternativa, spostare la colpa, insinuare dubbi prima ancora che emergano i fatti. Ma questa volta i video erano già online, ripresi da più angolazioni, e hanno demolito la narrazione ufficiale nel giro di poche ore.
    A quel punto serviva qualcuno da sacrificare. Gregory Bovino, il volto più esposto dell’operazione federale, è diventato il capro espiatorio ideale. Intanto Trump ha inviato a Minneapolis Tom Homan, lo zar dell’ICE, presentando la mossa come segnale di de-escalation. In realtà è un cambio di stile più che di sostanza: meno caos comunicativo, stessa linea dura. Homan serve a rendere l’operazione più disciplinata e meno politicamente rumorosa.

    xo9/sat/gtr
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    6 mins
  • America Week - Episodio 50
    Jan 23 2026
    NEW YORK (ITALPRESS) - Trump ci fa o ci è? Quello che vediamo è una strategia lucida di pressione massima, oppure un istinto che cambia umore e direzione e proprio per questo diventa pericoloso e inaffidabile. Partiamo da Davos e dalla svolta sulla Groenlandia. Per giorni Trump ha agitato lo spettro di una guerra commerciale con l’Europa, minacciando dazi contro otto Paesi europei se non avessero accettato l’idea di “cedere” la Groenlandia agli Stati Uniti. Poi, dal palco del World Economic Forum, ha recitato insieme il padrino e il pompiere. Prima ha detto: “Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza.” Poi, subito dopo, ha lasciato la frase che suona come un ricatto: “Potete dire sì e saremo molto riconoscenti. Oppure potete dire no, e ce lo ricorderemo.”
    E infatti, nel giro di ore, l’ennesimo cambio di rotta. Dopo l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha annunciato di aver “formato la cornice di un futuro accordo” e ha sospeso i dazi promessi ai Paesi europei.
    È la madman theory applicata alla diplomazia: minacciare, destabilizzare, far tremare mercati e alleati, poi offrire - soprattutto se Wall Street cade davvero - una via d’uscita come se fosse un atto di generosità. Ma a che prezzo. Anche solo mettere in discussione l’integrità territoriale di un alleato NATO ha scosso il cuore dell’ordine occidentale.
    A Davos, però, è successo anche altro, forse ancora più rivelatore. È nato il “Board of Peace”, l’organismo promosso dalla Casa Bianca per supervisionare la fase due della tregua a Gaza e la ricostruzione, con uno statuto che attribuisce al Board un mandato potenzialmente molto più ampio, tanto da alimentare timori europei su un canale multilaterale parallelo al sistema ONU.

    sat/gsl
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    6 mins
  • America Week - Episodio 49
    Jan 16 2026
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Questa settimana l’America ha mostrato il suo volto più inquietante a Minneapolis, dove la morte di Renee Good, uccisa da un agente dell’ICE durante un’operazione federale, ha fatto esplodere una crisi che va ben oltre il Minnesota. Il governatore Tim Walz e il sindaco Jacob Frey hanno cercato di contenere la tensione, difendendo il diritto alla protesta e chiedendo chiarezza sull’uso della forza federale. Ma da Washington è arrivato il segnale opposto: non moderazione, bensì sfida. L’amministrazione Trump ha difeso l’agente e ha rilanciato una dottrina che sta diventando sempre più esplicita: protezione totale per l’ICE, anche quando l’uso della forza è letale. Il vicepresidente JD Vance ha parlato apertamente di “immunità assoluta”, mentre Stephen Miller ha detto agli agenti che nessun governatore, sindaco o giudice può fermarli. È un passaggio chiave: l’ICE non è più solo uno strumento di politica migratoria, ma viene presentata come una forza federale “intoccabile”, autorizzata a imporsi sui territori e sulle autorità locali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: scontri, feriti, nuove sparatorie, una città che diventa teatro di una guerra politica.
    Ma mentre l’America si spacca dentro, Trump alza il livello anche fuori. L’ossessione per la Groenlandia ha ormai superato il limite della provocazione. Minacce, pressioni, linguaggio da conquista. La Danimarca, membro NATO, ha reagito rafforzando la presenza militare sull’isola, e l’Unione Europea ha parlato apertamente di difesa della sovranità.
    In parallelo, Trump agita lo spettro dell’Iran. Al Consiglio di Sicurezza ONU, convocato d’urgenza per le proteste represse nel sangue, l’ambasciatore americano Mike Waltz ha detto senza mezzi termini che mentre all’ONU “si parla e si parla”, il presidente Trump “agisce”. Un messaggio chiarissimo. Dall’altra parte, Russia e Cina hanno bloccato ogni tentativo di legittimazione internazionale, accusando Washington di escalation e interferenza.

    xo9/sat/azn
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    5 mins